2º Festival Internazionale dell’Editoria del Mare
a cura di Associazione Il MareLibreria Internazionale Il Mare
Convegno di Archeologia Subacquea - Gaeta 25 aprile 2013

EGADI: ESAME DI UNA
MUTAZIONE EPOCALE

di DOMENICO CARRO

PRESENTAZIONE


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SUNTO
di alcuni aspetti salienti illustrati nella conferenza


Per valutare compiutamente la valenza storica di una vittoria conseguita in mare, occorre innanzi tutto avere le idee chiare su cosa sia una battaglia navale. Questa non va intesa, come troppo spesso accade, alla stregua di una gara fra due contendenti che, per astuzia o per capriccio, hanno occasionalmente scelto quel peculiare tipo di competizione fra le varie altre possibili disfide. Si tratta invece di un’azione tattica deliberatamente condotta da una flotta per impedire a quella nemica di raggiungere un risultato strategicamente rilevante.
La differenza fra tale realtà e le interpretazioni più sbrigative e superficiali è particolarmente evidente nel caso della battaglia navale di Azio, quasi sempre presentata come il duello finale fra due personaggi ambiziosi, lasciando in ombra non solo le ragioni effettive dello scontro in mare, ma anche le sue eccezionali ripercussioni sul prosieguo della storia dell’umanità: essa consentì in effetti di completare l’espansione di Roma su tutte le sponde del Mediterraneo e di dare inizio ad una benefica situazione di pace interna destinata a permanere quale condizione prevalente per tutta la durata dell’Impero.

Avendo dunque visto che, nella progressione della storia di Roma, la vittoria navale di Azio ha costituito un punto cardine di primaria importanza, risulta evidente che un nodo epocale altrettanto importante corrisponda alla vittoria nella prima Guerra Punica, che ha assicurato ai Romani il dominio del mare, permettendo l'avvio di quell'espansione oltremare che essi stessi chiamarono “transmarina”.

In particolare, il combattimento delle Egadi, svoltosi a conclusione di un epico confronto con la superpotenza navale punica, nel corso di “ventiquattro anni di battaglie navali” (come scrisse Tito Livio), era scaturito dalla necessità di evitare l’arrivo degli ultimi aiuti inviati dai Cartaginesi all’esercito di Amilcare che ancora resisteva in Sicilia. Poiché il tentativo della flotta punica venne frustrato dalla vittoriosa intercettazione condotta da Caio Lutazio Catulo, i Romani poterono ottenere non solo il possesso della Sicilia, ma anche il libero utilizzo del mare, affrancandosi dai precedenti condizionamenti imposti da Cartagine sulla navigazione marittima.
Ciò li pose in condizione di reagire con una lungimirante strategia marittima alla successiva aggressione terrestre di Annibale e poi di superare, una dopo l’altra, tutte le più antiche ed esperte potenze navali del mondo ellenistico presenti nel Mediterraneo orientale.

In definitiva, la vittoria navale delle Egadi, essendo stata conseguita in virtù del superamento dei Cartaginesi – sia sul piano tattico, sia su quello prettamente marinaresco –, rappresentò la meritata consacrazione dei Romani al ruolo di nuovi detentori del dominio del mare.
Essa fu anche uno dei pochi casi, in tutta la storia, in cui un successo conseguito in un combattimento navale ha direttamente determinato la fine di una guerra, con la resa immediata del nemico e la sua accettazione delle condizioni di pace.
Essa si dimostrò importante soprattutto quale indispensabile fattore del salto di qualità della politica estera del Senato, che passò dalle limitate preoccupazioni per il controllo della Penisola alle attenzioni sempre crescenti verso gli interessi d’oltremare, consentendo la progressiva affermazione della civiltà romana presso tutte le popolazioni del costituendo impero.

© 2012 - Proprietà artistica e letteraria di DOMENICO CARRO.

  

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